Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

sabato 12 novembre 2016

Ciao Paola

Come se il corpo non avesse più retto al suo entusiasmo per la vita, fine. Paola Azzolini non c'è più.
Lei, italianista dottorata con una tesi su Manzoni, si era presto occupata delle scrittrici di Ottocento e Novecento, Matilde Serao, Morante, de Cespedes, Banti, Cialente, Ortese. Fino a curare la pubblicazione integrale delle lettere d'amore di Ottavia Arici al poeta Aleardo Aleardi, dando voce e incredibile spessore a una donna altrimenti in ombra.
Chi è stata Paola, di quale energia fosse capace, lo sanno bene le svariate associazioni di cui ha fatto parte, nella sua città, Verona, collaborando con la Società Letteraria, il Circolo dei Lettori, Il Circolo della Rosa, l'Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, per citarne alcune.
Ma Paola si è fatta conoscere anche da un pubblico più vasto scrivendo affilate critiche letterarie sulle pagine culturali de L'Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e sulla rivista Leggere Donna.
Ci restano i suoi saggi, i numerosi articoli e, in tutta la sua opera, la cura delle parole. Mai grevi e pompose, sempre fruibili da tutti, nel grande amore per la letteratura.
Ciao Paola, ciao e grazie.


La seguente bibliografia è un omaggio della Biblioteca Civica di Verona, dove Paola svolgeva molte delle ricerche che nutrono i suoi libri.
Aggiungo solo, perché mi pare manchi, il saggio La scabrosa libertà, contenuto nella ristampa de L'approdo invisibile, di Grazia Livi, per i tipi de L'Iguana Editrice, Verona 2015.

http://abv.comune.verona.it/bibliografie/autori/paola-azzolini/

lunedì 7 novembre 2016

Sulle presentazioni dei libri


Sulle presentazioni dei libri, che dire?
Potrebbero non essere soporifere, magari.
Potrebbe, l'eventuale regia, prevedere momenti di dialogo, lettura e domande, magari.
Potrebbe, chi legge, se legge, usare un tono accattivante, non predicatorio o professorale, magari.
Potrebbero rivolgersi/aprirsi a un pubblico più vasto degli amici e colleghi dell'autore/autrice, magari.
Potrebbero, interlocutori e interlocutrici, non analizzare in modo scolastico/esegetico il testo, magari.
Potrebbero svolgersi, le suddette presentazioni, in luoghi meno angusti di sotterranei e simili, magari.
Potrebbero, semplicemente, cessare di chiamarsi "presentazioni" e adottare il termine "incontri con l'autore/autrice", stabilendo la priorità del contatto umano, magari.
Potrebbe, il prodotto libro, perdere la sua presunta sacralità accademica e (ri)diventare un oggetto, ancorché speciale che promuove cultura, magari.
Potrebbero, dico le presentazioni,  diventare occasioni di promozione della lettura?(e vai con la rima!) Magari.

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