Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

lunedì 12 settembre 2016

La beauty farm della cultura


Una definizione comica del Festivaletteratura, dell'attrice e scrittrice Lella Costa, che allude all'esorbitante offerta culturale piovuta, a cielo più o meno aperto, dal 7 all'11 settembre, a Mantova. Ce n'era per tutti i gusti e per tutte le età, da tuffarcisi, code permettendo, ça va sans dire. Arrivato pimpante alla ventesima edizione il Festival, senza un filo di stanchezza, ha proposto qualcosa come duecentonovantun eventi, animati da trecentonovantotto tra autrici, autori, conduttori e conduttrici. Per tacere delle centinaia di volontari in maglietta blu che a piedi, o in bici, si spostavano da un capo all'altro della città, mentre i turisti della lettura, più o meno spaesati, rincorrevano gli appuntamenti sotto un sole improbabile per settembre. Numeri da capogiro, a cui si sommano le decine di location rintracciate tra chiese, corti, musei, cinema, palazzi... nel cuore antico di Mantova.
E tutto si poggia sui libri e la voglia di leggerli.
Ah, sì, anche sul mercato del libro, come dimenticarlo?

Seguono appunti e solo appunti agrodolci (perché anche la cronaca stanca), qui si parla solo di scrittura, moda, traduzione e brughiere. Brughiere? Vedremo.

Beatrice Masini e Bianca Pitzorno, acclamate scrittrici per l'infanzia, ciascuna con decine di titoli pubblicati, hanno animato un incontro dal titolo sibillino Scrittrici. In realtà, Pitzorno introduceva e chiosava Masini sull'ultima sua opera I nomi che diamo alle cose. Si coglie una continuità rispetto al precedente, Tentativi di botanica degli affetti, anche qui il paesaggio incornicia la storia e i personaggi, ma la protagonista compie un percorso diverso, spostandosi da Milano a una località sul lago di Garda che, per Masini, è il "luogo degli affetti". Dietro ai nomi che diamo alle cose, suggerisce Pitzorno, brilla un'idea che emerge dopo la lettura, infatti  i nomi non sono casuali e la raffinatezza della prosa di Masini la estranea dallo stereotipo dolciastro in cui si intrappola l'autore o autrice per l'infanzia. Scrivere per adulti o per l'infanzia, in fondo,  non è molto diverso, ammette Masini, perché "comanda la storia", soltanto non si può dimenticare quali siano gli argomenti di interesse. L'ultimo libro di Pitzorno, La vita sessuale dei nostri antenati, per esempio,  tratta di vecchiaia, malattia, di "volgersi indietro", tutti temi che non sono propri dell'età infantile.



Un red carpet (che fa pensare più al cinema che alle passerelle) guida all'interno de La Biblioteca Elegante, uno spazio espositivo di oltre trecento volumi, per raccontare le sinergie tra moda e letteratura, industria e arte. Volumi introvabili,  con il fascino delle prime edizioni scolorite dal tempo, alcuni out of print da decenni, accanto a raffinati e patinatissimi coffee table books.
Qualche titolo?
Il cappotto di astrakan, di Piero Chiara (1978).
La cronachetta delle pellicce, di Gabriele D'Annunzio (1884).
Elogio della cravatta, del conte Giovanni Nuvoletti (1982).
Sotto il vestito niente, di Marco Poma (1983).
La vita bassa, di Alberto Arbasino (2008).
...

La complessa attività del tradurre è stata oggetto, anche quest'anno, di un apposito evento, collocato nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria.
Il gruppo di traduttrici, che fanno capo all'Asscociazione MonteverdeLegge, erano Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli e Paola Splendore.  Attraverso le loro voci, Translation Slam ha raccontato la genesi della traduzione collettiva di un'opera di Philip Schultz, Erranti senza ali, tratta da Failure, che gli valse il Premio Pulitzer nel 2008. Splendore sottolinea il lavoro di cesello, la mediazione incessante tra le diverse interpretazioni delle traduttrici, "la cura artigianale al servizio della parola poetica". In sedute successive, compiendo scelte non semplici di tipo lessicale e di registro, si è compiuto un lavoro a più mani, quasi "un antidoto naturale alla solitudine cronica del traduttore".


Stefania Bertola ha presentato (quella chiacchierona di) Lyndall Gordon in Dalle brughiere dello Yorkshire, titolo pretestuoso per promuovere il suo Charlotte Bronte. Una vita appassionata. Scontato l'accostamento con l'altra celebre biografia di Charlotte, scritta da Elisabeth Gaskell, La vita di Charlotte Bronte,  peccato ne venga data una lettura riduttiva, limitata alla Charlotte squisitamente vittoriana, conformista. Bertola si sbilancia persino in un giudizio negativo sulla stessa Gaskell, "così noiosa", dimenticando (?) i suoi importanti romanzi di denuncia sociale. Bertola si è giocata diversi punti in
meno nella mia considerazione (per quanto possa valere).
E la tesi di Lyndall, volta a far emergere la natura passionale di Charlotte, entusiasta, innamorata della vita, curiosa e critica, nulla di nuovo. Già il volume di lettere pubblicato nel 2015 da L'Iguana, Ho tentato tre inizi. Lettere 1847-1853, sottolineava proprio questi aspetti, insieme all'insopprimibile desiderio di scrivere.
Insomma, Charlotte frequentava la brughiera, attratta, forse, dalle sue atmosfere cupe e, dalla canonica isolata in cui abitava, le sarebbe stato impossibile fare altrimenti, ma viveva intensamente il suo tempo, ne coglieva i fermenti e le contraddizioni, insofferente dei limiti che le imponeva come donna e come scrittrice.
E le due biografie sono entrambe preziose, parola (opinabilissima) di Lauradeilibri.




I nomi che diamo alle cose, Beatrice Masini, Bompiani, 2016.
Tentativi di botanica degli affetti, Beatrice Masini, Bompiani, 2015.
La vita sessuale dei nostri antenati, Bianca Pitzorno, Mondadori, 2015.
Erranti senza ali, Plilip Schultz, traduzione di Adelaide Basile, Fiorenza Mormile, Anna Maria Rava, Anna Maria Robustelli, Paola Splendore, a cura di Paola Splendore, Donzelli, 2016.
Charlotte Bronte. Una vita appassionata (A Passionate Life), Lyndall Gordon, traduzione di Nicola Vincenzoni, Fazi Editore, 2016.
Ho tentato tre inizi. Lettere 1847 - 1853, Charlotte Bronte, traduzione e cura di Sara Grosoli, L'Iguana Editrice, 2015.
La vita di Charlotte Bronte (The Life of Charlotte Bronte), Elisabeth Gaskell, traduzione di Simona Buffa di Castelferro, Castelvecchi, 2015.