Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

giovedì 4 agosto 2016

Donne che viaggiano

Nomadi per scelta o migranti per necessità, anche le donne viaggiano e hanno viaggiato, ma parlarne è argomento che apre un tavolo di discussione su cosa sia il viaggio: scoperta, esplorazione, introspezione, turismo, formazione, dolorosa migranza...
Certamente viaggiatrici, tra Ottocento e Novecento, sono state Gertrude Bell e Freya Stark, Alexandra David-Néel e Nellie Bly e, per certi aspetti, anche Karen Blixen e Simone De Beauvoir.
E le italiane?
Nel racconto al maschile del mondo esplorato quali sono le voci italiane femminili?
Mi avvicino a questo ipotetico tavolo di discussione cominciando a parlare di Freya Stark (Parigi 1893 - Asolo 1993) annoverata tra le viaggiatrici britanniche, seppure sia vissuta lungamente nel nostro Paese, ad Asolo, dove riposa per sempre, accanto a Eleonora Duse. Figlia di due artisti, un pittore inglese e una musicista polacca, crebbe in ambiente
cosmopolita e cominciò a studiare l'arabo dopo la fine della prima guerra mondiale, subendone la fascinazione per tutta la vita.
Viaggiò in Iran, attraversò il Deserto Arabico ed esplorò il Medio Oriente, scrivendo più di venti libri, solo pochi dei quali disponibili in italiano.
Uno dei più famosi è questo Lettere dalla Siria (Letters from Syria) pubblicato a Londra nel 1942, ma riferito a un viaggio compiuto tra il 1927 e il 1929. La Grande Siria era allora quel territorio, comprensivo del Libano, sotto mandato francese in seguito alla spartizione dell'Impero Ottomano seguita al conflitto. Per usare le parole dell'autrice, rappresenta il suo "primo, sottile, distratto entusiasmo con cui i miei occhi, che non avevano mai lasciato l'Europa, si spalancarono sull'Oriente. Questo Oriente è divenuto ora parte della trama della mia esistenza, intima e familiare".

Lettere al padre, alla madre, alle amiche,  durante un viaggio iniziato a Venezia e concluso a Gerusalemme, annotando accuratamente caratteristiche e particolarità architettoniche e storiche dei luoghi, oltre alle qualità umane delle persone. Sempre con un tocco British: quella speciale distanza fatta di stupore e meraviglia, mista a un'incredibile capacità di adattamento, che non preclude il coinvolgimento emozionale nell'approccio umano, semplicemente permette l'osservazione.
Mia cara B, indirizza alla madre, Mia carissima Venetia, all'amica poi compagna di viaggio da Damasco a Gerusalemme, Cara B, mio tesoro, ancora alla madre, Carissimo Papi, al padre.
Un diario epistolare che non risparmia giudizi precisi sui drusi, sui militari francesi, sui musulmani.
"[...]dopo aver constatato il rispetto e la cordialità dei drusi, abbiamo sentito in maniera piuttosto acuta la nostra inferiorità femminile tra i musulmani".
Freya viaggia su schiena d'asino, non cerca la compagnia degli occidentali e non le interessano gli esotismi, ricerca piuttosto, con la conoscenza della lingua araba, di penetrare lo spirito del luogo.
E, alla conclusione del viaggio, "Com'è stato tutto bello: le scomodità svaniscono, per lo meno dalla memoria attiva e resta e cresce la bellezza di tutto ciò che abbiamo vissuto".

Lettere dalla Siria (Letters from Syria), Freya Stark, traduz. di Daria Angeli, La Vita Felice 2014.
(continua)