Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

mercoledì 23 dicembre 2015

Charlotte

In gran parte inedite le cinquantasette lettere di Charlotte Brontë pubblicate in Ho tentato tre inizi nella traduzione accuratissima e armoniosa di Sara Grosoli,  con testo a fronte. Garantita la possibilità del confronto immediato con lo scritto originale, oltre al piacere di immergersi pienamente nell’atmosfera vittoriana, romantica ma scomoda e densa di problemi sociali. C’è  la brughiera intorno alla canonica di Haworth,  il vento sibila attraverso gli spifferi della casa, rabbrividiscono e si ammalano i sei fratelli Brontë, ma studiano, leggono avidamente e coltivano il piacere della scrittura. Charlotte, Emily e Anne  danno alle stampe le loro poesie e i loro romanzi adottando un nom de plume perché la realtà del tempo poneva ostacoli enormi alle donne, per accreditarsi come scrittrici e, come molte altre penne autorevoli (basti pensare a Mary Ann Evans, conosciuta come George Elliot), ricorsero a nomi maschili. Così le sorelle Brontë diventarono i fratelli Currer, Ellis e Acton Bell. Solo quando critici e lettori cominciarono a insinuare dei dubbi sulla loro identità, Charlotte e Anne si recarono a Londra per svelare all’editore il loro segreto. Nelle lettere di questa raccolta, prevalentemente rivolte all'amico ed editore  William Smith Williams, si svolge un dialogo incalzante di cui non si soffre il vuoto della controparte, perfettamente intuibile dal tono della scrittrice. Qui Charlotte affronta e dipana i nodi della sua scrittura, argomenta, cita, polemizza, si scusa ma non è mai evasiva e dimostra un particolare radicamento alla realtà nella cura degli affetti, della casa e delle relazioni. Qui racconta le sue letture, puntualizza simpatie e stima per alcuni autori, come W.M.Thackeray e lucidamente si fionda sulla grandezza di Jane Austen, definendola «una signora compita e molto assennata, ma una donna davvero incompleta e piuttosto insensibile» perché «ai sentimenti accorda solamente uno sporadico gesto […] distante». C’è un respiro che si nutre di letteratura e vita e c’è anche molto dolore, sebbene trattenuto trattenuto, in queste lettere che vanno dal 1847 al 1853 e comprendono il periodo in cui vennero a mancare il fratello Patrick e le sorelle Emily e Anne. La scrittura si fa «consolazione» per Charlotte  e una nuova eroina, Shirley, vede la luce nell’omonimo romanzo. 

Happy end non scontato in questo libro piacevole, da gustare in poltrona (684 pagine!) guidati da un narratore onnisciente che suggerisce, chiosa, anticipa quasi i dettagli dell’intreccio. Shirley è una giovane donna che sceglie autonomamente chi sposare, ignorando le convenzioni imposte dalla famiglia e dalla classe sociale, è una persona solidale con i reietti, che mostra di conoscere le sue fragilità e rivendicarle senza temere il giudizio altrui.  Descrivendo  curati goderecci che vivono nell’agio e poco sanno o capiscono dei poveri, l'autrice sostiene posizioni molto critiche nei confronti dei ministri della Chiesa, alienandosi le simpatie degli ecclesiastici suoi lettori. L’eco del suo dolore, per la perdita delle amate sorelle, è rintracciabile soprattutto nel personaggio di Caroline, dolce, malinconica  ma non priva di acume e progettualità, con un vuoto affettivo enorme per la mancanza di cure materne, aspira a un lavoro oltre l’orizzonte domestico, un destino diverso e più ampio di quello pensato per lei dallo zio tutore. Intorno alle due ragazze, i fermenti della società industriale, con la crisi dei proprietari delle fabbriche dovuta alla guerra, e la miseria conseguente per la massa dei lavoratori. Terreno a cui si era dedicata un’amica di Charlotte, Elisabeth Gaskell, che aveva già dato alle stampe  romanzi di ambientazione sociale. Nelle lettere della raccolta Ho tentato tre inizi  si rintraccia la genesi della loro amicizia e la stima profonda che le legava. Nessuna sorpresa se il padre di Charlotte, alla morte di lei, chiederà proprio a Gaskell di scriverne la biografia.
(continua*)

Ho tentato tre inizi. Lettere 1847-1853, Charlotte Brontë, traduz. e cura di Sara Grosoli, postfazione di Paola Bono, L’Iguana Editrice, 2015.
Shirley, Charlotte Brontë, traduz. di Fedora Dei, Fazi Editore, 2015.
La vita di Charlotte Brontë (The life of Charlotte Brontë), Elisabeth Gaskell, traduz. di Simona Buffa di Castelferro, Castelvecchi, 2015.
(*in un prossimo post, Villette  e La vita di Charlotte Brontë)