Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

lunedì 26 gennaio 2015

Giornata della memoria 2015: Rosa Bianca

Rosa Bianca è un libro (forse) assimilabile alla letteratura giovanile, in cui le tavole di Roberto Innocenti ci raccontano l'esperienza di guerra di una bambina. Esperienza non capita perché normalità e stupore si incontrano nell'infanzia e mancano gli strumenti e le informazioni per interpretare quello che succede.
Però Rosa Bianca è anche libro per adulti, per scoprire la Shoah con l' occhio di una bambina.
Il titolo non è stato scelto a caso, afferma l'autore nel risguardo di copertina, e rimanda a un gruppo di studenti che cercò di opporsi al nazismo. Furono tutti uccisi.
La Rosa Bianca del libro è una ragazzina che vede partire il suo papà e molti altri uomini del suo paese per la guerra, va a scuola e continua la sua vita senza gioia perché il papà non torna, e nemmeno arrivano più le sue lettere "piene di carezze e baci", e la mamma si veste di nero.
Un giorno una camionetta si ferma nella piazza del paese per un guasto al motore e ne fugge un bambino, subito fermato dal Borgomastro e riconsegnato ai soldati. Ma Rosa Bianca nota che il camion è pieno di bambini e, incuriosita, decide di seguirlo per vedere dove va.

Raggiunge un bosco e un posto desolato dove ci sono tanti altri  bambini, rivestiti appena di tela a righe, nonostante il freddo dell'inverno, e stanno con la mano tesa attraverso il filo spinato che li divide da lei.

Rosa Bianca capisce solo che hanno molta fame e cerca di portare loro, ogni giorno e di nascosto, un po' di pane e delle mele.
Ma arriva il momento in cui tutti fuggono dal paese e lei si chiede cosa ne sarà dei bambini nel bosco ...
Non ci sono parole per la tragedia, tutti fatichiamo a trovarle, Innocenti disegna e arriva dritto al cuore.


Roberto Innocenti ha ricevuto molti riconoscimenti per la sua opera, tra cui il prestigioso Hans Christian Andersen nel 2008 per il suo contributo alla letteratura per l'infanzia.
I suoi albi illustrati sono splendidi, per i dettagli e la tecnica unici e profondi, indimenticabili.
Da non perdere:

Rosa Bianca, Roberto Innocenti, la Margherita Edizioni, 2005.
La casa del Tempo, Roberto Innocenti, Roberto Piumini, la Margherita Edizioni, 2010.
Cappuccetto Rosso. Una fiaba moderna, Roberto Innocenti, Aaron Frisch, Luigi Dal Cin, la Margherita Edizioni, 2012.
(qui Cappuccetto Rosso si muove in un bosco che è la periferia di Londra e il lupo che incontra è un pedofilo).


giovedì 22 gennaio 2015

compleanno 2



Un tentativo maldestro di cake design ha prodotto questa torta zuccherosa, risultata più buona di quanto si potrebbe supporre, per il secondo compleanno di Lauradeilibri!
E allora grazie, grazie dal cuore a tutte le persone che mi hanno seguita, nella speranza se ne aggiungano sempre altre.
Grazie anche a Valentina ed  Elena, che questo blog hanno ideato e "rivestito" con me;
grazie a quanti hanno lasciato un messaggio, perché i feedback sono sempre utili e graditi;
grazie a a chi non ha mai scritto messaggi ma ha continuato a leggermi.
Ovviamente non finisce qui, ho ancora tanti altri libri in giro e in testa che vorrei condividere.
A presto

martedì 20 gennaio 2015

Il bambino perduto


La Francia ritratta nell'immediato dopoguerra: rovine, mercato nero, rancori e sospetti tra ex-collaborazionisti e non e poi orfani. Soprattutto l'orfanezza è rappresentata da Marghanita Laski (1915 - 1988) nel suo Il bambino perduto (Little Boy Lost, 1949), ma con discrezione e gratitudine rivolta a quanti se ne occuparono, durante e dopo la guerra, senza neppure disporre di risorse sufficienti per sfamare, accudire e istruire gli orfani.
Migliaia di bambine e bambini furono infatti raccolti, più che accolti, negli orfanatrofi d'Europa all'indomani del conflitto: 50000 in Cecoslovacchia, 280000 in Jugoslavia, 60000 in Olanda, 30000 in Romania, 50000 in Germania, come ricorda Anne Sebba nella postfazione dell'edizione inglese del libro. Nessuna sorpresa se osserviamo l'identico scenario, oggi,  risultato dei tanti conflitti in corso: sono sempre i piccoli a pagare il prezzo più alto.
Già pubblicato in Italia da Bompiani nel 1953, il libro è disponibile nella ristampa di Nottetempo, con la traduzione di Ginevra Bompiani.
Nel romanzo seguiamo un uomo, un poeta e intellettuale inglese, che va alla ricerca del suo bambino, sorretto da indizi sommari e motivato da un incerto sentimento di paternità. Prima della guerra aveva vissuto a Parigi con la moglie francese, poi lo scoppio del conflitto gli impose di tornare in Gran Bretagna. La moglie diede alla luce un bambino, che l'uomo fece appena in tempo a vedere nella culla, prima della sua partenza. La donna morì poi per mano dei nazisti e il loro bimbo, di due anni, venne affidato ad amici, coinvolti nelle attività della  Resistenza, a loro volta costretti ad affidarlo ad altri. Una catena di aiuti che rende difficile tracciare il percorso  del bambino. Infatti, l'identità della creatura, che gli viene indicata come figlio, non è chiara  e non sono possibili riscontri perché tutti i soggetti a lui legati sono morti o dispersi. 
Allora vediamo l'uomo dibattersi  tra la promessa fatta alla moglie di ritrovare il loro bambino e averne cura e il timore di cambiare le sue abitudini di vita, attestate su una comoda routine, con  tutte le priorità salvaguardate, mentre avverte soltanto una timida tenerezza, che non basta neppure ad abbracciare il piccolo e una voce interiore alimenta il dilemma: e se questo bambino non fosse il mio?
Nell'arco di una settimana si snoda il suo percorso di consapevolezza: ricerca, conoscenza del bimbo, tentativi  maldestri di amicizia, riflessioni, ripensamenti,  fino alla sofferta decisione finale. Il protagonista si muove in una cittadina semidistrutta e priva di attrattive e le sue azioni sono limitate dall'orario di visita imposto dall'orfanatrofio, sotto la supervisione della direttrice, che lo invita alla prudenza e a non alimentare false speranze nel bambino.
Un finale inaspettato sigilla il romanzo e lo consegna alla nostra memoria.

Little Boy Lost, Marghanita Laski, postfazione di Anne Sebba, Persephone Books, 2001( ristampe fino al 2013).
Il bambino perduto, Marghanita Laski, traduz. di Ginevra Bompiani, Nottetempo, 2005.






lunedì 5 gennaio 2015

bambini e guerra

Anno nuovo, libri nuovi? Non esattamente, questo non è un blog di novità editoriali e i libri, secondo la personalissima e opinabile idea di chi ne scrive qui, sono nuovi persino dopo essere stati già letti, perché può cambiare lo sguardo di chi li rilegge.
Per tornare ai non nuovi libri, due o tre suggerimenti, per anglomaniaci e non solo.
Doreen, della scrittrice ed editrice Barbara Noble (1907-2001) e Saplings, di Noel Streatfeild (1895-1986), la prolifica autrice di oltre ottanta titoli, senza contare i tre volumi della sua autobiografia.
La distrazione che ha permesso agli editori italiani di trascurare la traduzione di questi e altri testi può solo essere stigmatizzata nella forma di una miopia provinciale e, perché no, anche commerciale. Non saprei ipotizzare quale potrebbe essere oggi la loro diffusione e nemmeno prefigurare un loro successo ma, all'epoca della loro pubblicazione (Doreen nel 1946, Saplings nel 1945), almeno il tema della guerra, per citarne uno, poteva essere interessante anche per il nostro Paese.
Ma sono entrambi romanzi che parlano soprattutto di bambini, famiglia, cura, educazione, aiuti sociali e sono decisamente legati, quanto a scelte personali, stile di vita e leggi, all'ambiente britannico, mentre la guerra, che rimane sullo sfondo,  fa danni gravi a persone e cose.
Invece un argomento che non ci ha mai toccati, così come la Francia, ma è una ferita ancora aperta per i britannici, è l'Operation Pied Piper, del settembre 1939, un gigantesco piano di evacuazione di tutti i bambini e le bambine londinesi, verso la campagna, per metterli al riparo dall'atteso bombardamento aereo della città che avrebbe causato molte vittime. Un comitato  mise a punto l'operazione senza curarsi di approfondire i danni psicologici che avrebbe provocato, quasi superiori al disastro annunciato, e il disagio dei piccoli venne considerato come un rischio inevitabile. Così bambini e bambine, anche di soli due anni, muniti di cartellino identificativo, furono letteralmente spediti dalla Stazione Vittoria, verso famiglie sconosciute, verso l'ignoto che non avevano gli strumenti per decifrare, con i loro pochi oggetti personali, lo strazio nel cuore e neppure il senso del tempo per collocare un'esperienza che li avrebbe segnati per la vita. Alcuni furono abusati, o maltrattati, sottoposti a fatiche inaudite, altri non riabbracciarono più i loro genitori, rimasero orfani o si persero in un buco nero e non se ne seppe più nulla. Una generazione rovinata ma, per la cultura britannica, in cui l'abitudine prevedeva di mandare i bambini alle boarding school già a partire dai sette anni, non parve, almeno nell'immediato, un problema serio.
Per chi si occupa di educazione, rimane un mistero o, meglio, uno dei tanti obbrobri generati dalla guerra, uno di quei bubboni disgraziati che infettano la società.
Nei libri che ho citato, il problema della partenza forzata da Londra di migliaia di bambini viene trattato in modo tangenziale, senza analisi politiche e sociologiche, dal punto di vista dei soggetti che lo vivono, in Doreen e da chi lo osserva, da lontano,  in Saplings, con esiti assai diversi.
I due libri non dovrebbero essere identificati con questo unico problema, almeno non Saplings, complesso affresco di relazioni familiari, ma ho scelto di mettere in luce questo aspetto particolare perché è largamente sconosciuto al pubblico di lettori e lettrici del nostro Paese e credo meriti di essere ricordato.
Doreen è un'assennata bambina che vive con la madre, addetta alle pulizie. Dopo non poche pressioni, perchè la propaganda del piano di evacuazione era notevole, la signora si convince a mandarla presso una coppia di giovani, senza figli, che vivono in campagna. La bambina viene subito circondata da affetto e attenzioni e presto si adegua al comfort inaspettato, tanto da non desiderare più il ritorno a casa, alle  sue modeste abitudini alimentari e abitative. La madre intuisce il problema nella sua portata futura e agisce di conseguenza.
Un romanzo che apre uno squarcio sul problema dell'appartenenza a una determinata classe sociale, in un tempo in cui i confini erano ancora segnati da profondi pregiudizi e il riscatto sociale non era scontato.
In Saplings i fratellini Parker ospitati da una famiglia, a causa della guerra, sono solo un cammeo, volto a sottolineare l'ineluttabilità della sorte che sembra accanirsi sempre sui più deboli e indifesi. La loro vicenda rimane un doloroso sospeso del libro, una lacrima in più, e il romanzo è dominato invece dal naufragare progressivo della serenità familiare dei Wiltshires, a causa dello scoppio della guerra, che impone trasferimenti e poi abbandoni, morte, la divisione dei fratelli tra parenti diversi, nessuno abbastanza generoso da desiderare che i bambini restino insieme. E la madre, una figurina ritagliata nella carta velina, su cui la critica e la stessa autrice si sono accanite descrivendola fragile, indolente, narcisista, dedita al sesso sfrenato per dimenticare la tristezza. Non sono d'accordo neppure un po' con questa analisi perché la donna aveva a cuore i figli, a suo modo,  solo che le persone intorno a lei, volendo aiutarla, sceglievano la soluzione più comoda per loro, per gestire il problema dei ragazzi, senza una visione che li salvaguardasse come nucleo familiare e che avrebbe potuto agire come richiamo di responsabilità anche per la madre.
Una lettura che non lascia indifferenti, in ogni caso.
Un paio di curiosità per alleggerire:
1. Noel Stratfeild viene citata per il suo famoso Ballet Shoes nel film C'è post@ per te (You've got mail), USA 1998, di Nora Ephron con Tom Hanks e Meg Ryan.
2. Nel film Pomi d'ottone e manici di scopa (Bedknobs and Broomsticks), USA 1971, di Robert Stevenson, con Angela Lansbury, la scena iniziale del film vede proprio l'assegnazione di tre fratellini londinesi ad un'aspirante strega causa evacuazione per motivi di guerra. Sembra una scena divertente, e nel film si risolve in modo positivo, ma l'operazione in sé, la scelta politica che la realizzò, per i bambini furono drammatiche, e il costo umano non è stato ancora pienamente indagato.











Doreen, Barbara Noble, Persephone Books, 2005.
Saplings, Noel Streatfeild, Persephone Books, 2000.