Quentin Blake per Mathilda di Rohald Dahl

martedì 31 dicembre 2013

Donne che scrivono

o hanno scritto. Fra queste, Barbara Pym, di cui in Italia è passato sotto silenzio il centenario della nascita, a differenza della Gran Bretagna, suo paese natale, che l'ha celebrata come merita, almeno in ambito accademico. Sconosciuta ai più (italiani), sottovalutata per decenni, però amata da Calvino e Fruttero, infine paragonata giustamente a Jane Austen e Cechov, ha ambientato le sue storie in quartieri londinesi o villaggi di campagna. Piccole storie di accademici, bibliotecari/e, antropologi, segretarie; vicende quotidiane, nessuna avventura o viaggio esaltante. Ma i suoi personaggi sono notevoli, sovente donne sole e autonome che trovano il senso della loro vita al di là del rapporto con un uomo, o magari dopo esserne state deluse e/o ferite. Assegna un valore completamente diverso alle spinster (zitelle), rivelando che dignità e buon senso non si abbinano necessariamente a tristezza e solitudine. Tra le righe traspare un'ironia sottile che contrasta il grigiore della routine e  impedisce di spegnere il gusto di vivere, a partire dalle relazioni rispettose, dai tè in giardino o al vicariato, da un'esistenza sobria che non rinuncia a un filo di stile.
I suoi libri sono tradotti in italiano ma per imperscrutabili ragioni (!) non sono tutti disponibili in formato cartaceo, suggerisco allora di cercarli nelle biblioteche e nei mercatini dell'usato. Segnalo fra essi, senza soffermarmi, riprenderò il discorso:
Un po' meno che angeli (Less than angels), uscito nel 1955,  diffuso in Italia dalla casa editrice La Tartaruga (ora scomparsa/riassorbita etc). Racconta il legame tra una donna e un giovane uomo.
Quartetto in autunno (Quartet in autumn), pubblicato in GB nel 1977, dopo un ventennio di oblio, introduce con garbo i temi della vecchiaia, del pensionamento, della morte. Un garbo che alleggerisce la trama e la rende accettabile anche a chi si sente lontano da tali problemi.
Donne eccellenti (Excellent women), 1952, ora ripubblicato da Astoria.
 
Simonetta Agnello Hornby è scrittrice di origini  siciliane, ma residente a Londra da decenni, ne ho accennato   nel post La questione cibo (gennaio 2013) per il suo Un filo d'olio. Tutti i suoi libri sono egualmente intriganti, caratterizzati da una prosa secca, con echi dialettali e volute piacevolmente barocche. Si rimane intrappolati nelle sue trame e si fatica a separarsene, anche per l'accuratezza della ricostruzione storica. Questa autrice è una donna speciale che emana, di persona, un'empatia energica e, ascoltandola, si ritrova la lingua dei suoi libri. Le piace ricordare come, giovane magistrata a Londra, trasse dal suo mentore l'insegnamento che "ogni buon professionista deve avere almeno un romanzo, sul suo comodino".
E' una norma che cerco di passare (inascoltata) a quanti mi circondano.

Fra tutte le sue opere, o per cominciare, indico: La Mennulara, inoltre Il veleno dell'oleandro e il sorprendente (per il finale) La monaca, tutti pubblicati in italiano da Feltrinelli.






Imperdibile Melania Mazzucco: sa scrivere di arte e storia, radici e geografia, sentimenti e diritti. Lasciamoci cullare dalla sua prosa attuale e antica, perfetta. Io ho adorato Vita (Rizzoli, 2003) e Sei come sei (Einaudi, 2013). Il primo ambientato nell'America dei migranti del primo Novecento, fermati ad Ellis Island prima del loro arduo destino di fatica e poi lungo le piste del loro sogno, quando e se si avvera. L'altro ci presenta una ragazzina tenace in cerca di suo padre, o di un suo padre, in un'Italia che preferisce schermarsi con i servizi sociali per non affrontare il nodo dei sentimenti.




Margaret Mazzantini, è autrice di bestseller, qualcuno prestato con uguale successo al cinema, io l'apprezzo quando racconta di maternità e dintorni, con una lingua evocativa e metaforica. Come in Venuto al mondo (Mondadori, 2008) e Mare al mattino (Einaudi, 2003).




Circoscritta in un ambito ingiustamente ritenuto minore, la scrittura di Stefania Bertola trascende la chick-lit perchè la sua leggerezza è solo apparente, in realtà indaga il mondo femminile con acume e ironia, senza ignorare contraddizioni e fragilità. Per gli scrittori si parla sovente di genius loci (leggi: Pamuk) e questa autrice non nasconde quale sia il suo, infatti assicura che scrive solo quel che conosce e, indubbiamente, conosce bene Torino. Però vorrebbe, in un futuro nemmeno troppo lontano, ampliare i suoi orizzonti e arrivare, magari, al mare, fino a ... Finale Ligure!
Io già rido, non so voi.
Se non la conoscete, iniziate da Biscotti e sospetti, oppure con La soavissima discordia dell'amore, l'ultimo uscito è Ragazze mancine (Einaudi, 2013); gli altri sono disponibili in diversi tipi.




Una voce giovane per chi ama i medical thriller in salsa italiana. Alessia Gazzola cattura con una prosa lieve,  intrisa di termini fashion,  riferimenti tecnologici e richiami allo shopping e interpreta con maestria le ansie e lo stress degli ambienti di lavoro, la misoginia sottile o pesante che discrimina le donne più brave e le sminuisce, emarginandole. Ma non c'è analisi di genere nei suoi libri, né architetture complesse o finali mozzafiato. La sorpresa è dietro l'angolo, come nella vita, nei rapporti meno conflittuali con i colleghi, nei pranzi di famiglia o nei dubbi amletici della protagonista, una medica legale un po' pasticciona, un po' secchiona ma molto simpatica e con il bernoccolo dell'investigatrice.
L'allieva, Longanesi, 2011.
Un segreto non è per sempre, Longanesi, 2012.
In uscita, il 16 gennaio, Le ossa della principessa.








Ad Alice Munro, appena insignita del Premio Nobel per la letteratura, chiedo idealmente scusa per non averle ancora dedicato un rigo, ma è inclusa nei buoni propositi per il nuovo anno.

A quanti mi hanno seguita in questo primo anno,  il mio grazie semplice e sincero
e un augurio speciale, perché l'anno che verrà sia sereno per tutti, che tornino di moda l'onestà e l'impegno declinati nei gesti di ogni giorno e ...
ci porti anche...tanti bei libri, why not?

 





lunedì 23 dicembre 2013

the perfect present

Tempo di regali, why not a book?
Un libro è un'opzione trascurata. Parla chi di libri ne riceve pochi: temono, donatori e donatrici, che li abbia già letti o che non sia il mio genere (?).
Per una lettrice onnivora come me è quasi un insulto, ma prevale la comprensione sulla delusione verso quegli
stessi donatori/trici. Infatti le librerie si presentano (sovente!) come supermercati, opulenti ma anonimi e il personale addetto alla vendita, quando non competente, appare distratto o distaccato. Per i lettori occasionali, l'attività di scelta diventa frustrante.
L'ideale sarebbe avere propri itinerari di lettura e tenersi informati sulle novità editoriali, senza dimenticare le opere pubblicate in passato (anche remoto),  finanche le opere oggetto di studi giovanili, per sagge riletture. Poi, privilegiare le piccole librerie indipendenti, dove si può ancora chiedere un parere o un suggerimento.
Venendo ad una possibile lista di titoli natalizi... tutti i settanta e più presentati qui, nei precedenti post, ça va sans dire!
E...
qualche autrice/autore magari noto o sconosciuta o famoso o famosissima.
Regalate un libro!