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venerdì 16 febbraio 2018

More Veneto





More Veneto, il romanzo di Daria Martelli, presenta un titolo che incuriosisce e l'autrice lo spiega a pagina 80 «al modo dei veneziani». Era usanza, nella Serenissima, far iniziare l'anno a marzo, come già facevano i Romani, ma in questa storia l' espressione assume anche un significato più generale, riferito alla peculiarità della vita a Venezia, ieri come oggi. Dunque Venezia come sfondo narrativo, la città «pittoresca» che vedono i turisti, e la città segreta, nascosta, allagata e marcescente che vive e sopravvive all'acqua alta e ai secoli. Qui si trova una donna, Lorenza, in una vacanza-fuga da Firenze per elaborare la fine di un rapporto sentimentale. Ma il suo soggiorno le riserva degli incontri inaspettati,  che saranno importanti per la sua vita, solo il primo è quello atteso, con l'amica che le procura l'abitazione e le prime importanti informazioni per muoversi nella città da residente e non da foresta. L'incontro più sorprendente avviene con una donna del passato, tale Limpida Sorgente,  attraverso un suo libro che a Lorenza capita fortunosamente tra le mani, mentre compie una ricerca alla Biblioteca Marciana. Trova parole che le aprono una breccia nella mente, riportando la condizione di sudditanza in cui vive l'autrice sul finire del Cinquecento, proprio a Venezia. Il rapporto tra i suoi doveri e i suoi sogni e bisogni è lo stesso che vive Lorenza quattrocento anni dopo.  Stesso sentimento di appartenenza a un genere votato alla minorità, stesso senso del limite, «maridar o monacar», stesso desiderio di altro e oltre. Il pensiero corre al romanzo di Anna Banti, il suo esemplare Artemisia, in cui due donne di epoche diverse sono in dialogo costante, in un'unità di tempo e luogo intima e commossa, in cui il dolore di un abuso viene  elaborato nell'alfabeto dell'arte. Anche in More Veneto troviamo due voci di donne che, sebbene  distanti tra loro quattro secoli, hanno in comune il desiderio di un «umanesimo al femminile», contrapposto all'umanesimo genericamente inteso, parlano di come si vedono e non come gli uomini le vedono e le vogliono, sottomesse, schive, persino ignoranti. Esemplare la citazione del proverbio «Abbi donna di te minore se vuoi essere signore».
Il romanzo di Martelli si vale di una profonda indagine storica sugli usi e costumi nel Cinquecento veneziano, operazione letteraria non semplice, eppure qui riuscita,  quella di trarre personaggi e argomenti storici fuori dagli ambienti specialistici, espressi prevalentemente nella saggistica, e farli vivere e pulsare nella narrativa. E sotto il nome della sconosciuta Limpida Sorgente, scoperta da Lorenza in biblioteca, non è difficile scorgere Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta Pozzo, autrice de Il merito delle donne, opera che Martelli ha studiato a fondo nel suo saggio Polifonie. Anche la forma dialogata del libro è un'altra analogia con il dialogo di Moderata Fonte, come gli stessi contenuti, che sappiamo essere stati rivalutati solo negli anni Settanta del Novecento, quando una nuova critica, che adottava l'ottica di genere, sorta con il movimento femminista, riscoprì Il merito dopo secoli di oblio.
Lorenza compie un altro inaspettato incontro, con uno studioso americano da cui è in qualche misura attratta e la storia potrebbe prendere una piega consueta e prevista, se Martelli non tenesse ben salda la barra sulla libertà di pensiero nella scelta che fa  compiere alla sua protagonista.
Infine Lorenza incontra, per così dire,  un quadro di Giorgione, Ritratto di vecchia (Col Tempo), in una sala delle Gallerie dell'Accademia e rimane singolarmente colpita dallo sguardo della donna dipinta, i cui occhi sembrano seguirla. "I radi capelli grigi, lo sguardo penetrante nel volto rugoso, le labbra dischiuse sulla bocca sdentata in un mormorio senza suono, la donna con la mano indicava la propria dimessa persona, premendo sul petto un cartiglio. Vi si leggeva:« Col tempo»". Un vero e proprio enigma anche per i critici d'arte che hanno dato al quadro le più svariate interpretazioni, forse la madre dell'artista o l'allegoria della bellezza femminile che svanisce, mentre Lorenza conclude che l'unico messaggio vero sia quello che comunica allo spettatore, quindi diverso per ognuno.
More Veneto è un romanzo storico? Inutile etichettare, i generi letterari si rivelano sovente troppo ristretti per incasellare un testo. Come il recente La città interiore, di Mauro Covacich, anche il romanzo di Daria Martelli attraversa i generi e presenta delle  vere e proprie finestre di approfondimento su lingua/dialetto, toponomastica, architettura, con citazioni frequenti e illuminanti. Ne risulta una scrittura densa di informazioni e tuttavia lieve alla lettura perché coinvolgente. In particolare, questo romanzo parla una lingua senza tempo, quella delle donne che cercano il loro posto nel mondo, fuori da un destino preconfezionato, libere di esprimere i loro talenti.

                                                                                                     
More Veneto, Daria Martelli, Cleup, 2017.
Polifonie. Le donne a Venezia nell'età di Moderata Fonte (seconda metà del secolo XVI), Daria Martelli, Cleup, 2011.
Artemisia, Anna Banti, 1947 (ne ho già scritto in Sulle tracce di Artemisia, 24/07/2017).
La città interiore, Mauro Covacich, La nave di Teseo, 2017. (ne ho già scritto in La città interiore, 13/09/2017).         

Daria Martelli vive a Padova, è stata assistente universitaria presso L'Università patavina e poi docente di lettere alle scuole superiori. È autrice di narrativa, teatro, saggistica e di testi culturali per trasmissioni Rai.
Per la bibliografia completa si rimanda al sito dell'autrice  www.dariamartelli.it
Su questo blog sono già apparsi altri post sull'autrice e sui suoi libri:
Donne perdute, 3/06/2016
Scrittrice o Scrittore? 4/01/2016
Daria Martelli, intervista 13/03/2014
8 marzo 5/03/2014